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La risposta alla domanda “vendere con Facebook e Instagram: è possibile?” ovviamente è sì, altrimenti non saremmo sommersi, ogni anno di più, da post sponsorizzati nella “Home” dei nostri social network preferiti che ci invitano ad acquistare un prodotto o un servizio, a ricevere un’offerta spendibile presso un negozio fisico, a consegnare i nostri dati personali per ricevere via email qualcosa che inizialmente è gratis. La chiamata all’azione ideata da chi costruisce il messaggio pubblicitario può avvenire sotto svariate vesti.

Quando mi sono posto di scrivere questo articolo, la prima cosa a cui ho pensato è stata: “E ora in che modo spiego alle persone il paragone che faccio tra una sponsorizzazione sui social network e una ragazza/o che ci fa lo sgambetto mentre passeggiamo in spiaggia al tramonto?”

Ragazzo che cammina sulla spiaggia al tramonto

Ok, ci provo! Immagina di startene lì, dopo il lavoro, a camminare in piena tranquillità! Svagando la mente da tutti i brutti pensieri e considerando solo la parte bella che orbita attorno alla tua vita, in particolare quella relazionale fatta di amici, parenti oppure conoscenti che ti piace ritenere parte del tuo “mondo”. Ad un certo punto arriva questa/o ragazza/o che, quando meno te lo aspetti, ti fa lo sgambetto facendoti cadere a terra. Dopo una prima esclamazione – di sicuro non bella – ti volterai pronto ad accanirti contro il soggetto che ha disturbato e interrotto quel ritaglio di tempo libero che ti eri creato.

Ma se la ragazza/o è uno splendore sarai tu a dirle grazie per quel brutto gesto subìto, cercando anche di risalire a nome, cognome, numero di telefono, città e via per ricontattarla/o. Al contrario, se la persona dello sgambetto non è un granché, anzi, è proprio brutta o non fa al caso tuo, non ci penserai due volte a volerla bandire per sempre dalla tua vita, magari cercando anche di ricambiare in qualche modo il torto.

Una sponsorizzazione impostata male, sia nella creatività (visual grafico e testo), sia nel pubblico raggiunto, risulterà fastidiosa e non coinvolgente, quindi fallimentare!

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO:

Per la ricerca dell’acquisto di un prodotto come ad esempio un’aspirapolvere, una confezione di speck, le capsule da caffè, un maglione o di un servizio del tipo andare al cinema, andare a teatro, andare ad un concerto, andare al ristorante, riparare la caldaia o farsi visitare da un dermatologo, c’è il signor Google, colui che ha la risposta a tutto!

Le app dei social network, invece, le apriamo principalmente per rimanere in contatto con persone che conosciamo. Inviare loro o ricevere da loro, attraverso pubblicazioni, stati d’animo, emozioni e sensazioni quali invidia per una vacanza in un luogo favoloso, appetito per un piatto prelibato, amore e dolcezza per un anniversario, fino alle condoglianze per la morte di un caro. Di certo i social network non sono i luoghi ideali dove vendere qualcosa e questa ricerca di Blogmeter rappresenta alla perfezione il concetto:

Scommetto che ora è tutto è più chiaro quanto sia difficile contestualizzare la proposta commerciale di un prodotto o un servizio all’interno dei social network, dove non viene prodotta una domanda diretta all’acquisto.

Eppure si sente un gran parlare di bei aumenti di fatturato da parte di attività, pmi e grandi aziende grazie alle Facebook Ads e alle Instagram Ads. E allora, come strutturare un messaggio pubblicitario efficace che non vada a infastidire il flusso di “spolliciate” sullo smartphone e le conversazioni tra le persone? Semplice (magari lo fosse), strutturando il messaggio ad hoc sotto forma di stimolo per la specifica persona che lo andrà a visualizzare. In gergo tecnico: fare pressione su la “domanda latente” per trasformarla in “domanda diretta”!

Per fare ciò arrivano in aiuto le piattaforme di advertising degli stessi social network, che conoscono più cose della nostra vita di quante ne sappiamo noi stessi: interessi, hobby, studi frequentati, data di nascita, numero di telefono, lavoro, cosa ci piace mangiare, chi sono i nostri amici, dove andiamo in vacanza, dove andiamo a ballare, cosa guardiamo in tv, come ci vestiamo, le parole che pronunciamo quando siamo in casa o al supermercato, con quali post di pagine abbiamo interagito negli ultimi 365 giorni, in quali siti web abbiamo curiosato, consultato o acquistato negli scorsi 180 giorni e chi ne ha più ne metta. Insomma, a loro non sfugge proprio niente!

Con queste informazioni e un’ottima strategia, l’inserzionista individua una fascia di potenziale pubblico interessato a ciò che offre.

A questo punto si passa alla realizzazione dell’inserzione vera e propria: dare anima e corpo al post che comparirà in centinaia, migliaia o milioni di feed degli utenti come “sponsorizzato”. Questo passaggio viene spesso sottovalutato perché si pensa che qualunque immagine, video e testo, purché riguardi il brand o l’attività promotrice, vada bene per stimolare il pubblico a comprare o ad avvicinarsi al brand. Niente di più sbagliato!

Ricordiamoci sempre, come detto in partenza, che il post sponsorizzato deve sì risultare attrattivo, ma anche riuscire a insinuarsi in punta di piedi nel flusso relazionale del feed del potenziale cliente. Magari cercando di spiegargli che è stato proprio un bel colpo di fortuna che sia inciampato in quel post, perché la soluzione al suo problema o al suo bisogno di quel preciso istante risiede proprio nella pagina di atterraggio di quel link. Un consiglio: i messaggi autoreferenziali o quelli che chiamiamo ad “effetto”, sono proprio i messaggi che generano meno effetto e risultati di tutti!

A questo punto sei pronto per partire con la tua prima campagna su Facebook e Instagram e allora: Crea > Controlla > Conferma

BONUS TECNICO:

A mio avviso, il primo parametro da tenere in considerazione per capire se una campagna sta incominciando a funzionare o no, è l’interazione (mi piace, commenti e condivisioni) con l’inserzione. Questo ancora prima di qualunque sia l’obiettivo aziendale che si spera di raggiungere (vendita di un servizio, acquisto di un prodotto su un e-commerce o lo scaricamento di un .pdf, per esempio).

Perché dalle reaction, dai commenti al post e dalle condivisioni, riusciamo a capire se stiamo comunicando bene il messaggio che vogliamo inviare, se stiamo continuando ad aumentare la fiducia di chi già ci conosce e se stiamo creando un legame tra il nostro brand e un pubblico al quale eravamo sconosciuti fino a quel momento.

Inoltre, un maggior tasso di interazione con l’inserzione, farà sì che la nostra campagna ottenga maggiori impression e persone raggiunte rispetto alla media di sponsorizzazioni simili a questa per settore di mercato, creatività e pubblico scelto.

 

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